CORONAVIRUS, È TEMPO DI SMART WORKING

È il più grande esperimento di smart working al mondo. L’esplosione del coronavirus ci ha messo di fronte alla più grande emergenza sanitaria degli ultimi anni, ma per le aziende si sta trasformando anche nell’opportunità di rivedere i propri modelli organizzativi.

Con la diffusione del coronavirus lavorare da casa non è più un privilegio, ma è diventata una necessità per tutelare il personale e continuare a operare nel mezzo della bufera dell’emergenza sanitaria. È il nuovo mantra ai tempi del coronavirus. Le città sono deserte, le strade e le aziende vuote e dietro le porte chiuse di case e appartamenti migliaia di aziende, attraverso i propri dipendenti, stanno cercando di rimanere operative in un mondo travolto da un virus. L’unica possibilità è il lavoro da remoto, il cosiddetto smart working. E le aziende, soprattutto le multinazionali, hanno iniziato a organizzare riunioni con i clienti e discussioni di team tramite app di videochat o piattaforme come WeChat Work, DingTalk o Lark.

Il dilagare del coronavirus sta spingendo l’acceleratore sullo sviluppo dello smart working. Le avanguardie del nuovo modello di «lavoratori da casa» sono i centri finanziari cinesi di Hong Kong e Shanghai. Ma qualcosa sta cambiando anche nel nostro Paese. Tutti i «big» stanno seguendo questa strada: 1.600 dipendenti in Aon, altri mille in Snam, solo per citarne alcuni. O, ancora, 2.700 dipendenti di Vodafone (su 3.400) tra le sedi di tra Milano, Padova, Bologna, Ivrea e Torino stanno lavorando da casa o la metà dei circa 2.600 dipendenti di Allianz. E poi Unicredit, Heineken, Luxottica, Zambon, Tod’s e anche il settore pubblico con Regione Lombardia. Il lavoro da remoto è l’unica soluzione (la più comoda e la più economica) per non fermare la produzione.

Produttività, quindi, e garanzia della continuità operativa in situazione di emergenza. Ma i vantaggi dello smart working non finiscono qui. Lavorare da remoto fa bene all’ambiente perché è uno dei modi più semplici per ridurre le emissioni di gas serra. Ma non solo. Lavoro da casa significa risparmi sui trasporti, riduzione dell’assenteismo e più tempo per la famiglia: questi i dividendi del lavoro smart.

In una situazione di emergenza come quella causata dal coronavirus la tentazione sarebbe di arrendersi, gettare le armi e abbandonare la scena, ma, come cantava Freddy Mercury, «The Show Must Go On». E lo smart working è la soluzione.

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2020-02-28T09:50:24+01:00